lunedì 16 luglio 2012

in vacanza

In vacanza posso scrivere qualcosa di più: è bello e miracoloso vedervi in azione. Siete proprio simpatici. Jacopo non è stato fermo un minuto per tutta la giornata (e noi genitori ne risentiamo la sera: ‘notte, ‘notte sono le ultime nostre parole della giornata). Filippo si è addormentato al ritorno dalla gita al forte di Oga e ci sono volute due ore, precisamente dalle 17 alle 19 per svegliarlo. Pietro, nonostante la testata ricevuta la sera prima sugli incisivi dal fratellino irrequieto si è esaltato nel visitare i residuati bellici.

Mi sembra di intravedere già la vostra inclinazione tra il tessuto del vostro agire: scopritela guardandovi mentre fate le cose, cosa vi piace, cosa no. E abbiate tenerezza verso voi stessi.

P

 

 

 

domenica 8 luglio 2012

“ io sono di più di quanto il tuo sguardo tenda a ridurmi”

I dati pubblicati dal Daily Mail parlano chiaro: una ricerca condotta
nelle scuole statunitenti mostra come sia in costante aumento l'invio
di foto erotiche tra gli adolescenti americani. Sarebbero quasi un
terzo che le ragazze che hanno inviato a qualche amico una propria
foto senza vestiti, mentre più della metà delle giovani intervistate
ha dichiarato di aver ricevuto richieste di materiale di questo genere
da altre persone. «Attenzione, non fraintendiamo ciò di cui stiamo
parlando. Queste tendenze tra i giovani ci sono sempre state, e non
vanno esasperate. Il fatto che siano in aumento è dovuto al
moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione che le permettono». A parlare
è Silvano Petrosino, professore di Semiotica all'Università Cattolica
di Milano. «La cosa che invece pare interessante è riflettere
sull'idea di pudore».
In che senso?
Bisogna intendersi chiaramente su cosa questo sia, non tutti sono
d'accordo su una sua interpretazione univoca. Io penso che il pudore
sia una forma di difesa da parte del soggetto di fronte ad uno sguardo
che tende a ridurlo ad oggetto. C'è un esempio molto chiaro: la
ragazza che si copre le gambe in metrò quando un uomo la guarda
insistentemente. Perché lo fa? Vuole dire: "Io sono di più di quelle
gambe, io sono di più di quanto il tuo sguardo tenda a ridurmi". A
pensarci bene quindi, nel pudore c'è qualcosa di grandioso, perché
inconsapevolmente c'è un'idea di salvaguardia del mistero del
soggetto. "Io non so cosa sono, però so che sono una cosa preziosa e
misteriosa che non può essere ridotta all'aspetto fisico".
Ma se allora questo pudore si sta perdendo, vuol dire che non c'è più
questa paura ad essere ridotti?
Qui sì che c'entra la nostra società. In una ragazza che tende ad
ostentare il proprio corpo l'adulto percepisce che c'è qualcosa che
non va non per questioni morali, ma per la dignità stessa della
persona. C'è dietro un disagio, legato alla concezione che una
ragazzina ha di sé: non è capace di fare altro che ridursi al suo
corpo. Si può fare un paragone con un miliardario, che non fa altro
che parlare della sua Ferrari: la sua dignità è identificata dal
possesso di quella macchina. La società di oggi che è fortemente
improntata sul consumo, tende a ridurre tutto all'aspetto
commercializzabile. Non c'è dietro un progetto, sia chiaro, ma è una
tendenza naturale. Un seno è immediatamente commercializzabile, la
misteriosa interiorità di una ragazza non lo è.
C'è un modo per rispondere a questa tendenza?
È un problema enorme, che non si può ridurre alle solo norme, o alla
deontologia professionale: non possiamo credere di risolvere il
problema con dei divieti, come si fa molto nelle scuole ora. Prima di
tutto bisogna recuperare un'idea di uomo drammatica, misteriosa,
complessa. Cioè bisogna imparare a dire ai ragazzi: "Tu sei molto di
più del tuo seno, o della tua Ferrari". La norma può andare bene
nell'immediato, di fronte ad urgenza, ma non può bastare. Serve
un'educazione ad avere una concezione più alta di sé.
Qualche giorno fa ha fatto notizia quanto accaduto a Firenze: due
persone una sera si mettono a fare sesso tra i motorini, nel centro
della città, e la gente al posto che intervenire, o chiamare la
polizia, tira fuori i telefonini e si mette a scattare foto. Perché
tutto questo gusto quasi morboso?
Perché l'uomo è sempre stato un voyour, e non solo il maschio.
Semplicemente ora in più ci sono i mezzi per vivere quella scena,
filmarla, mandarla ai tuoi amici e vivere un momento di protagonismo.
È una cosa abbastanza costante, è un modo per dire "Io esisto". La
società di oggi tende a favorire questo, e a renderlo possibile
tecnicamente. Quanta gente di fronte ad un uomo che soffre si mette a
scattargli una foto? Ma tra chi fotografa e chi no ci sono due diverse
concezioni di società: chi fotografa è come se dicesse "ora o mai più
posso essere protagonista"; l'altro invece ha una concezione più ampia
e più ragionevole, che afferma "Ora io lo curo". Sono due risposte
diverse alla stessa domanda: chi sono io?
Qualche settimana fa è successo un fatto simile, piccolo ma che ha
fatto molto riflettere. Mi riferisco ai tanti filmati che la gente ha
fatto all'attore Massimo Ceccherini, trovato ubriaco per strada.
Bestemmiava, e la gente era lì col telefono in mano a riprenderlo.
Cosa attrae tanto di una scena simile?
È la stessa domanda di prima: "Chi sono?" "Io sono quello che c'era,
era lì". Anzi, io sono quella foto lì. Oltretutto viviamo in una
società che pretende che tu sia sempre eccellente: per essere qualcuno
devi essere eccellente, ma chiaramente non riusciamo ad esserlo
sempre. Come rimediare? Fotografando l'eccellenza, a maggior ragione
se questa sta sbagliando. Un ubriaco qualsiasi che bestemmia fuori
dalla stazione non lo filmerebbe nessuno, l'attore famoso sì. È una
cosa simile a quella che mi è successa qualche tempo fa: ero in
Vaticano l'ultima volta che sono stati nominati alcuni vescovi, e
quando è entrato il Papa moltissime persone si sono messi a
fotografarlo. È lo stesso meccanismo: di fronte al Pontefice, che è
una persona esemplare, io tiro fuori il cellulare e lo fotografo. È
una cosa più forte di noi: io non sono eccellente, ho davanti il Papa
ed è irresistibile, anche se sono in Chiesa. Certo, non voglio mettere
sullo stesso piano Benedetto XVI all'attore ubriaco, ma ciò che muove
quel desiderio di fotografare è lo stesso.


da: Sexting tra adolescenti. Riscopriamo il pudore | Tempi.it