venerdì 15 giugno 2012

Guareschi - Rivoluzione d'ottobre

Camminammo in silenzio per le strade del dolce autunno milanese e ben
presto arrivammo dove dovevamo arrivare.

Nel piazzale davanti alla scuola c'era gente: mamme, babbi, bambini,
bambine e bidelli come nelle prime pagine di Cuore: e io ripensai
all'altra volta, quando avevo portato nello stesso piazzale Albertino
e poi lo avevo abbandonato ed egli era scomparso nella mandria, come
un mattone nel muro.

Io sentivo nella mia mano la piccola mano tiepida della Pasionaria e
vedevo le mamme ed i bimbi ed i babbi, ma non respiravo l'aria di
Cuore e non pensavo alle paroline zuccherate di Edmondo De Amicis.

Avevo la bocca piena di parole amare e le masticavo a bocca chiusa e
le mandavo giù, una per una, e molte mi si fermavano in gola. Ancora
una volta dunque sta per avvenire il sopruso e io dovrò lasciare la
tua mano, Pasionaria, e tu andrai ad incunearti nel buchino rimasto
aperto nel muro.

Dunque addio anche a te, Pasionaria: tu esci dalla mia vita ed entri
nella vita dello Stato.

Ti insegneranno l'ipocrisia statale e anche i tuoi pensieri non
saranno più tuoi e vedrai le cose con gli occhi del Ministero.
...

Adios, Pasionaria: lo Stato fa le strade e fa camminare le ferrovie e
illumina le città, di notte, ma ci toglie la libertà, e regola i
nostri atti e anche i nostri pensieri, e sempre più ci avvince nella
matassa ormai inestricabile delle sue leggi e dei suoi regolamenti, e
sempre più ci trasforma in trascurabili ingranaggi di un'orrenda
macchina che consuma sangue e serve solo a macinare aria.

E io che mi indigno se il treno ritarda di cinque minuti, il treno
dello Stato, io ora sono pieno di amarezza perchè debbo permettere che
lo Stato mi porti via la mia bambina per insegnarle l'abicì
governativo.

Quale tempesta nel tenero cranio di un povero borghese che cerca di
difendere la propria personalità e quella dei suoi figlioli da quel
mostro che egli stesso ha contribuito a creare e che egli stesso
alimenta, togliendosi il pane di bocca. Adios, Pasionaria.

* * *
Ormai le squadre si erano composte e le mamme e i padri si erano
ritirati in mezzo al piazzale e i bambini erano rimasti tutti soli,
addossati al muro della scuola. Mancava soltanto la Pasionaria ed io
allentai le dita. In quel momento le porte si aprirono ed i bambini
cominciarono ad entrare.
Un tassì era fermo all'angolo: lo raggiunsi di corsa e, spalancato lo
sportello, mi buttai dentro come un sacco di patate. La macchina partì
di gran carriera e navigò per le strade di Milano e puntò verso la
periferia. E, quando fu davanti all'acqua azzurra dell'Idroscalo, la
macchina si fermò e noi scendemmo.
Dico "scendemmo" perchè la Pasionaria era con me.

La Pasionaria era col ribelle. I viali attorno al laghetto erano pieni
di sole e deserti e ci divertimmo parecchio. Ma io pensavo che a casa
ci aspettava lo Stato: Margherita.
E questo mi amareggiò il divertimento. E quando a mezzogiorno
tornammo, Margherita domandò alla Pasionaria com'era andata e la
Pasionaria rispose che era andato tutto bene, che la signora maestra
era buona, eccetera eccetera.

Poi mi guardò strizzandomi l'occhio perchè si era stabilito che lei
avrebbe dovuto dire questo e quest'altro, e così, con una strizzatina
d'occhio, finì la mia rivoluzione d'ottobre.

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